Il Finnmark è conosciuto principalmente per essere la “patria” delle aurore boreali, uno dei fenomeni naturali più raccontati e fotografati al mondo ma tutto ciò che si è visto o letto sembra dissolversi nel nulla quando si arriva per la prima volta nella regione più settentrionale della Norvegia: qui si rimane incantati da questi fasci di luce che danzano nel cielo e creano raggi, archi e drappeggi dalle diverse tonalità di colore.Basterebbe questo spettacolo per decidere un viaggio da queste parti, a dispetto delle temperature rigide che in questa stagione oscillano intorno ai -20° ed al buio pressoché ininterrotto (le ore di luce vanno dalle 11 alle 14). Ma non è “tutto qui”: proprio in inverno il Finnmark ritrova la sua vera essenza. Il paesaggio ovattato di cui si gode è una natura selvaggia e incontaminata: lunghi filari di alberi di betulle che si aprono su fiumi e laghi ghiacciati ed un silenzio assoluto “disturbato” solo dal vento che soffia tra i rami. Il bianco regna sovrano e gli abitanti ci si muovono con gli sci ai
recente dei tre e in continuo sviluppo. Ci sono diverse attrattive sparse tra il labirinto di strade pedonali, prima tra tutte il bellissimo Museo che ospita alcune mostre permanenti che descrivono il territorio dalla fine dell’età della pietra ad oggi. L’edificio che lo ospita si trova vicino alla zona archeologica dove si possono ammirare incantevoli incisioni rupestri, le più estese del Nord-Europa, che per la loro importanza storica, artistica e antropologica sono state dichiarate dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Dal museo si gode di una splendida vista sul maestoso fiordo, circondato dalle montagne innevate che si stendono fino alla costa. Da non perdere è anche la diga che sovrasta la città chiudendo lo stretto canyon, la cui gola si apre in un anfiteatro naturale dove scorre il fiume Altaelva, -quando non è ghiacciato ovviamente- famosissimo per la pesca al salmone.Un altro suggestivo centro è Karasjok, a pochi chilometri dal confine finlandese, la capitale simbolica dei Sami che vivono da queste parti fin
dall’epoca pre-cristiana. Molte delle più importanti istituzioni come il Parlamento, il Museo nazionale della cultura lappone e il Centro Artistico, si trovano qui e consentono di affacciarsi su un popolo che ancora mantiene vive leggende e tradizioni.Per avere un’idea del passato di questa popolazione, si può visitare il Sápmi Park, un parco a tema in cui è stata ricostruita una Siida, una sorta di accampamento che mostra le abitazioni tipiche come il Lavvu, la tenda montata su una struttura di legno di betulla, e il Goahti, la tenda più strutturata che consentiva un maggior spazio abitabile. Non manca nemmeno il recinto per le renne, l’animale da cui i Sami, per secoli, hanno tratto il loro sostentamento, ma la parte più emozionante è sicuramente Stálubákti, la montagna degli spiriti: è un teatro magico che, con effetti multimediali, illustra gli antichi miti e spiega
come questi influiscano sulla società lappone moderna.Infine, merita una sosta anche Kautokeino, conosciuto anche come goahtte gilli (posto dove mettere le tende); la particolarità di questo paese è che ci sono 3.000 abitanti e … oltre 100.000 renne tanto che lungo la strada che vi conduce capita spesso di incontrare alcuni branchi in transumanza. Il villaggio, abitato da moltissimi Sami, vanta persino
Farà pure freddo … ci sarà pure buio ma una vacanza da queste parti è qualcosa che non si dimentica !
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